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Come motivare i collaboratori per poter aumentare la produttività? Alla base di ogni azienda che funziona, ci sono le persone. Sono il cuore pulsante che porta le imprese a crescere, o a rischiare. Lavorare quindi in team, ed essere riconosciuti come i leader, comporta anche le opportune competenze.

Tra queste andiamo ad analizzare una delle più importanti: sapere come motivare i collaboratori.

Tutto comincia nel pieno della rivoluzione industriale dettata dal primo dopoguerra quando alcuni studi cominciarono a teorizzare come motivare i collaboratori in base alle proprie funzioni in azienda. Dato che, in base all’epoca storica di riferimento, le risorse essenziali erano in azienda quelle inserite in un processo di catena di montaggio, fu abbastanza semplice quindi pensare ad un sistema che spostasse l’attenzione non sulle ore uomo lavorate, ma sulla quantità di oggetti/prodotti assemblati/creati. Fu così che cominciò il primo test sul come motivare i collaboratori a dare di più durante la loro giornata lavorativa. Tale sistema, seppur datato, è ancora alla base di molte organizzazioni internazionali.

Cercando di immedesimare tale metodo in tutte le realtà lavorative, laddove il lavoro ripetitivo è affidato alle macchine, ed alle persone è demandato il lavoro di ingegno e di responsabilità tecnica, oppure osservando le botteghe come l’artigiane dove il lavoro seppur manuale è fatto da prodotti unici ed irripetibili dati dalla bravura dell’artigiano, è difficile pensare ad un sistema incentivante che ci illustri come motivare i collaboratori che funzioni con qualsiasi tipologia di lavoro.

L’ autodeterminazione

Per rispondere quindi alla crescente richiesta delle imprese di soluzioni che le aiutino a scoprire come motivare i collaboratori, ci sono gli studi di due ricercatori, Richard Ryan ed Edward Deci, che hanno provato quella che sarebbe divenuta la “Teoria dell’Autodeterminazione”, riassunta nell’assioma che le persone sono motivate quando possono determinare da sole su cosa lavorare e come lavorarci.

In altre parole, i sistemi incentivanti precedenti che rispondevano all’esigenza di come motivare i collaboratori, è stato più volte dimostrato che a lungo termine portavano ad insuccessi a causa della poca autonomia che avevano i collaboratori nel dirigere il proprio lavoro. 

Inoltre, grazie alla nuova teoria dell’autodeterminazione, si è arrivati anche a definire dei driver della motivazione umana, che se inseriti nel proprio contesto di lavoro o di squadra, possono portare a rendere il lavoro più stimolante e motivante per i collaboratori.

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Autonomia, competenza e relazione: motivare i collaboratori utilizzando i tre driver principali nelle proprie imprese

Anzitutto bisogna avere la conoscenza di questi driver e di come utilizzarli, qui di seguito andremo ad analizzarli per comprenderli e metterli nella propria cassetta degli attrezzi del buon imprenditore di successo.

1. Autonomia

Il primo driver motivazionale è l’autonomia. L’autonomia è quello status che porta le persone ad autogiudicare quanto hanno il controllo della propria vita e quanto sono in grado di fare delle proprie scelte. Ora, riportando tale logica nel contesto del lavorativo, l’autonomia diventa la possibilità di far sentire i propri collaboratori partecipi, facendoli percepire di avere voce in capitolo su ciò su cui lavorano e su come ci lavorano. Questa percezione fa si che non si sentano micro gestiti, anzi si sentano autorizzati dai loro superiori a perseguire obiettivi e scadenze ponendosi da soli delle proprie condizioni.

La creazione di un senso di autonomia che ci ponga nelle condizioni di soddisfare il come motivare i collaboratori può presentarsi in molte forme. Un esempio potrebbe essere l’assegnazione reciproca di obiettivi e la condivisione delle scadenze. Oppure anche dare ai collaboratori più libertà sul luogo di lavoro (sede o smart working) oppure rendere partecipe più spesso il team nel processo decisionale.

Per scoprire se stai guidando al meglio il driver dell’autonomia senza perdere il controllo devi prestare attenzione ai feedback dei collaboratori e alle conversazioni che dovrai tenere con loro in maniera scadenziata, in modo da dare al tuo staff la giusta attenzione ed il giusto interesse alla loro autonomia.

Nello specifico, se vuoi far crescere il driver dell’autonomia, allenati a fare questo: presta attenzione a far loro più domande che elargire consigli. Dando consigli magari basati sulla propria esperienza imprenditoriale, potresti diminuire il senso di autonomia del tuo team. Se invece fai domande progettate per guidare il tuo team a trovare le proprie soluzioni, allora stai lasciando loro il controllo.

Ricorda alle persone i progressi che hanno già fatto e mostra loro che stai cercando di aiutarli a fare ancora più progressi.

2. Competenza

La competenza è il secondo driver essenziale per scoprire come motivare i collaboratori. La competenza parla del nostro naturale desiderio umano di cercare il controllo ed averne padronanza, di imparare, di crescere e di verificare i nostri progressi. Progressi verso una serie di obiettivi personali o verso obiettivi ben definiti di team di lavoro. Il fatto stesso di fare progressi e sentirsi quindi padroni di ciò che si sta sperimentando rende i collaboratori competenti, quindi sfrutta il driver della competenza come motivazione.

Gran parte del lavoro di un team leader è fornire feedback o critiche costruttive, anche se solo il feedback non basta. Saper quindi demandare ad un collaboratore significa dargli in carico qualcosa in cui lui è competente, per gratificare il collaboratore si rende indispensabile concentrarsi non solo sul feedback costruttivo, ma anche al celebrare le vittorie ed il raggiungimento di obiettivi, grandi e piccoli che siano.

3. Relazione

Il terzo driver motivazionale che ci insegna come motivare i collaboratori è la relazione. Cosa indica la relazione? La nostra volontà di connetterci con gli altri, interagire e prenderci cura di altre persone. Sappiamo che gli esseri umani essendo animali sociali, sono molto gratificati dalle relazioni che si instaurano tra loro, soprattutto quando sono visti come capaci di aiutare altre persone.

Il senso di relazione che si va ad instaurare in un collaboratore significa assicurarsi che avvengano connessioni tra tutti gli appartenenti ad un team. Grazie a tale connessione sarà più facile

capire responsabilizzarsi sul “chi fa cosa”, e su quanto alla base del raggiungimento di un determinato risultato ci sia la relazione tra i collaboratori.

E dato che è proprio il senso di utilità che ci spinge a fare di più, questo sentirsi parte di un qualcosa di più grande della singola entità farà si che ci sia più propensione al lavorare in team e ad assicurarsi che tutto funzione grazie alla propria partecipazione ed al proprio aiutare gli altri collaboratori.

Esistono però dei trucchi che ci portino a scoprire come motivare i collaboratori velocemente e senza grande impegno? Sembra strano non menzionare aumenti di stipendi, cene o regali vari. In realtà, nonostante siano un bel gesto per chi lo riceve, queste azioni non vanno a motivare i propri collaboratori, quando invece conosciamo che esistono tre driver più potenti che ci possono portare al risultato sperato.

Quando i collaboratori possono gestire il proprio lavoro, possono giudicare i propri progressi e sanno che il loro lavoro aiuta le altre persone, non possono fare a meno di essere motivate a mettersi al lavoro, dando il massimo.

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%%title%% %%page%% %%sep%% ultima modifica: 2021-11-12T18:49:04+01:00 Motivare i collaboratori per poter aumentare la produttività? Un'azienda che funziona ha delle persone e ora ti spieghiamo come motivarle da Alfonso Cavallo
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Alfonso Cavallo

Coach presso Funnel Company specializzato in Facebook Advertising e Copy persuasivo. Appassionato di tennis e creatore di relazioni con il pubblico.